A casa di Aurora i primi sensori di Welcomtech

Dalla finestrella del tinello scaldato dalla stufa, la vista sulla valle Cannobina è mozzafiato. E’ quel panorama che la signora Aurora ammira da 90 e che ama e conosce solo come si ama un familiare, parafrasando Manzoni.  La sua casa si trova nelle viuzze del paese di Spoccia, abbastanza in alto per uscire dal cuneo della valle ed essere illuminato dal sole, a due passi dalle montagne. Quel paese è il suo mondo e da lì non se ne vuole andare. I figli riescono a malapena a convincerla a scendere a Verbania e stare da loro almeno per i mesi più freddi, quando le strade gelano, ma appena arriva marzo è pronta per tornare a casa sua.

Ora i suoi figli saranno un po’ più tranquilli: la casa della signora Aurora è la prima  nella quale sono stati installati i sensori ambientali del progetto WelcomTech. Si tratta di dispositivi che, nel suo caso, sono stati posizionati in camera da letto e in cucina. Se Aurora non si alzasse dal letto la mattina o se non passasse in cucina per troppo tempo, partirebbe immediatamente una segnalazione al telefono di una figlia.

Oggi a Spoccia vivono poco più di trenta persone delle famiglie “storiche” della valle. A essi si aggiungono alcuni cittadini svizzeri e tedeschi  che hanno acquistato case e vi trascorrono ormai tutto l’anno alla ricerca di pace e serenità. La signora Aurora non si sente sola: “C’è il canto degli uccellini a farmi compagnia. Qui sto bene, ho anche il mio orto”. Nel giardino sotto casa crescono anche un ciliegio, già fiorito, e delle splendide piante di camelie. Per riempire le sue giornate, poi, Aurora realizza cestini e fiori all’uncinetto e cuce vestiti secondo la tradizione della valle sia per figlie e nipoti che per le bambole. Tradizioni che ormai nessuno tiene più in vita.

Ricorda i tempi in cui il paese era pieno di persone: “Nel mese in cui sono nata io ci sono state altre quattro nascite. C’erano tanti bambini”.  Erano tempi difficili: “Si viveva di quello che offrivano i boschi, castagne, e altri prodotti del territorio. Scendevamo a piedi fino a Cannobio. Quando avevo dodici anni sono andata a servizio in una casa a Luino. I soldi servivano. Ero sola con mia mamma e dovevamo darci da fare”. Una vita dura che però Aurora ricorda con un sorriso. Poi sono arrivati 4 figli, sette nipoti e addirittura 2 pronipotini. Una famiglia numerosa che la circonda da affetto, ma per lei Spoccia è la sua casa e continuare a viverci è per lei fondamentale.

Spiega il direttore della Fondazione Opera Pia Uccelli Sergio Merletti: “La signora e gli altri anziani nelle cui case installeremo i dispositivi nel Vco sono stati scelti dalla banca dati del progetto La cura è di casa. Sono persone che vivono sole, altrimenti il sistema non funzionerebbe, e in particolare nelle zone più disagiate nelle nostre valli. Per noi è un banco di prova non indifferente”. Prosegue Merletti: “Si tratta di un’evoluzione del concetto di telesoccorso. Dato che le persone anziani hanno abitudini scolpite nella pietra, la segnalazione di un’anomalia sui comportamenti abituali scatta indipendentemente dalla possibilità di chiedere aiuto. Credo e spero che questo sistema ci permetterà di scongiurare qualche evento drammatico”.


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