Intervista a Paola Caretti

Ha ideato il progetto “Nei tuoi panni” come percorso di formazione didattica per i due corsi OSS 2.0 presso Enaip di Domodossola

«Ho ritenuto che fosse molto importante un’educazione ai sentimenti dell’altro e all’empatia. Credo che sia una parte fondamentale per il lavoro che un operatore socio-sanitario deve compiere». Paola Caretti, insegnante di Tecniche di comunicazione, ha pensato di utilizzare la tecnica narrativa per aiutare gli allievi dei corsi OSS 2.0 che si svolti nell’ambito del progetto WelComTech, presso Enaip di Domodossola, per conoscere ed elaborare empatia verso le persone da loro assistite. Paola ha chiesto ai partecipanti di raccontare in prima persona la giornata di una persona fragile, attraverso il solo punto di vista interno. Proprio come se fossero loro stessi ad avere delle disabilità da affrontare giorno per giorno.

«Gli allievi hanno dovuto immedesimarsi e raccontare la loro esperienza come persona con una disabilità. La produzione dei racconti è stata molto differenziata e ciascuno con la propria particolarità. Ogni alunno ha scelto liberamente il tipo di fragilità e ne sono uscite tutte storie tra loro molto differenti» spiega l’insegnante. «Questo percorso è partito come esperimento didattico, con un esito inaspettato ed entusiasmante. È stato un modo diverso per fare didattica» spiega Paola.

Per alcune professioni come quella dell’operatore socio-sanitario, entrare in sintonia con altri è un elemento indispensabile, «soprattutto in questo periodo appena trascorso, dove abbiamo visto che, spesso, gli operatori si sono sostituiti obbligatoriamente ai famigliari» continua.

La mostra “Nei tuoi panni” diventa, quindi, la fase conclusiva e naturale per “mostrare al pubblico” il percorso svolto dagli alunni, i quali hanno avuto reazioni e atteggiamenti piuttosto differenti di fronte alla richiesta inusuale dell’insegnante. «Per alcuni dei partecipanti è stato difficile raccontarsi in prima persona mettendosi nei panni di qualcun altro. Quando abbiamo notate le prime difficoltà, allora abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta. Per altri, invece, è venuto piuttosto naturale entrare in contatto con il personaggio grazie alla fantasia messa in gioco».

A fronte dei risultati, si può dire che l’esperimento abbia avuto successo. «Per noi è stato il primo anno di sperimentazione, ci siamo spinti oltre e sicuramente vorremo riproporlo in futuro. È necessario formarsi ad un’educazione empatica».

 

Tags:,,,

lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Iscriviti al MOOC3

Questo sito utilizza tecnologie di terze parti che salvano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. Cookies servono a far funzionare correttamente questo sito (technical cookies), a generare report statistici (statistics cookies) e per pubblicizzare correttamente i nostri servizi (profiling cookies). Possiamo usare usare i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o no i cookie statistici e di profilazione. Attivando i cookies ci aiuti a offrirti una migliore esperienza di navigazione. Cookie policy Cookie policy

Abilita i cookies per visualizzare questo contenuto!

Questo accade perchè “%SERVICE_NAME%” utilizza cookies che hai scelto di disattivare. Per vedere questo contenuto per favore abilita i cookie: clicca qui.